Il volto nobile di Mestre

Come voi lettori ormai sapete bene, quando indosso i panni del “giornalista”, prediligo le notizie positive, soprattutto se riguardano la nostra città. A dispetto dei risultati modesti e discontinui che ho ottenuto, ho sempre tentato di dare voce e visibilità alla “cronaca bianca”, grazie alle mie rubriche: Il diario di un parroco di periferia, I fioretti dell’anno duemila, Il giornale in bianco. Pur avendo deciso di concludere queste esperienze per raggiunti limiti di età, se mi capita d’imbattermi in una notizia significativa, che racconta il bene, non riesco a tenerla per me e m’impegno a divulgarla affinché i miei concittadini prendano coscienza del fatto che a Mestre non ci sono solo “rami secchi” che fanno rumore mentre cadono. Esiste anche una “foresta di bene” che continua a crescere in silenzio e con umiltà.

Rompo gli indugi e vengo all’ultima notizia che mi ha spinto a prendere in mano la penna. Il mio intento è far sapere a tutti che possiamo ancora contare su testimonianze splendide che ci aiutano a lodare il Signore e a credere in una società più solidale e fraterna. Di recente la dottoressa Giustina Saccardo Scaldaferro, mia coetanea, mi ha consegnato 12 mila euro a favore dell’Ipermercato solidale, per il quale la Fondazione Carpinetum a fine giugno ha posato la prima pietra agli Arzeroni e confida di arrivare all’inaugurazione il prossimo anno.

Permettetemi di compiere un balzo nel passato per collocare la generosa offerta appena ricevuta in una cornice che ne sottolinea il valore e l’importanza. Nella primavera del 1995, con una scelta decisamente azzardata, avevo appena firmato il contratto per la costruzione del Centro Don Vecchi 2. Mancava 1 miliardo e mezzo delle allora lire per coprire l’intera spesa e temevo davvero di aver fatto il passo più lungo della gamba, come si suol dire. In quel frangente, la signora Saccardo mi offrì 23 milioni di lire. In seguito, a me, che avevo soltanto collaborato con sua sorella Rosanna, ha consegnato altri 350 milioni di lire, ereditati dal defunto marito. Nell’arco di un paio d’anni, ha destinato alle mie opere un altro miliardo e mezzo di vecchie lire, soltanto per citare le somme più consistenti, alle quali negli ultimi vent’anni si sono aggiunte altre donazioni meno ingenti ma ugualmente significative.

Vi racconto queste cose per alimentare la fiamma della speranza in un mondo migliore. Certo, data l’entità, queste offerte non sono passate inosservate, tuttavia non sono gli unici segni di solidarietà che sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Vorrei ricordare i volontari che tutte le mattine si alzano alle quattro per andare a prendere la frutta e la verdura al mercato di Padova e Treviso, chi per vent’anni ha organizzato il più grande magazzino del Triveneto di indumenti per i poveri, chi serve a tavola al Senior Restaurant, chi fa il giro dei supermercati dell’hinterland per raccogliere i generi alimentari in scadenza, chi gestisce i 500 alloggi dei Centri don Vecchi e, non ultime, le persone che assistono i nostri anziani. Alla signora Giustina Saccardo e alla schiera di “militi ignoti della carità”, di cui io e il buon Dio conosciamo il nome, ma soprattutto la generosità e lo spirito di sacrificio, presto la voce e la penna molto volentieri.

Voglio ringraziarli, a nome dell’intera città, perché fanno da contrappeso lle tante meschinità di cui ci informano i mass media.

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