Da “LETTERA APERTA”– 20 maggio 2018
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo
Il giornale di questa parrocchia si apre con una grande foto di un quadro famoso della Pentecoste e con una didascalia del parroco che sogna la Chiesa di oggi come quella che riceve lo Spirito Santo nel cenacolo. Però l’articolo che graffia la nostra sensibilità è quello della seconda pagina nel quale si mette a confronto l’Italia degli umili e onesti con quella squallida, effimera e riluttante che ai vertici della nazione esprime il peggio della nostra gente e che da due mesi si esibisce in una commedia quanto mai deludente che avvilisce gli italiani e il mondo.
Il resto del giornale si muove tra il sacro e il profano toccando “eventi” della parrocchia: grest, campi estivi, uscita di un gruppo di giovani nella villa della parrocchia ad Asolo, nuova cucina per il patronato, conclusione del dopo scuola per stranieri, i ragazzi che purtroppo cominciano a disertare la messa, la casa di montagna per le vacanze estive dei ragazzi.
Contemporaneamente il periodico si occupa della città dedicando spazio alla presentazione del nuovo museo di Mestre, una mostra di icone, la vendita di un appartamento in via Trezzo. Il tutto rappresenta una specie di “mini-Gazzettino” quanto mai ricco di notizie e di informazioni.
don Armando
PRENDERSI CURA
dritti al centro
Martedì 8 maggio, Massimo GramelIini ha scritto le righe che mi permetto di riportare oggi: siamo oltre la metà del mese e ancora non c’è un governo. Pare che pochi si prendano davvero cura di questa Italia. Qualcuno dirà che ci sono stati periodi di pausa anche superiori. Vero, ma l’Italia non stava così male e il ritmo della storia non era così rapido. Proprio quando si sta male, proprio quando si corre veloci è bene pensare subito e d’impulso alla salute degli altri e farsi carico di chi ha più bisogno.
Il signor Quaranta sente arrivare l’infarto e stringe le mani sul volante.
Chi ci è passato racconta che in quei momenti ti scorre la vita davanti. Ma il signor Quaranta non ha tempo per pensare alla sua vita. Sta guidando uno scuolabus pieno di bambini e deve occuparsi delle loro. Con uno sforzo di lucidità che è un miracolo d’amore, quest’uomo di sessantacinque anni rallenta l’andatura, si destreggia nel traffico dell’ora di punta e accosta il pulmino ai bordi della carreggiata. Solo a quel punto spegne il motore e muore. Succede a Fasano, provincia di Brindisi. E d’improvviso sbiadiscono gli sguardi di modesto ingegno e ingiustificata ambizione che sfilano davanti ai microfoni del Quirinale, i pettegolezzi cinici che affollano i siti preferiti dai burattinai del potere, le bullaggini di papponi e ras di quartiere che spadroneggiano sui treni e nei bar come se le cose di tutti appartenessero a loro.
L’intera cronaca della giornata viene inghiottita in un buco nero di vacuità e sotto la luce rimangono i gesti muti delle persone vere. Il barista e la ragazza che hanno denunciato il clan Casamonica, nonostante le minacce e le botte ricevute.
Le due poliziotte che ieri consolavano una barbona fuori dalla stazione Termini. E lui, il signor Sante Quaranta, questo gigante di cui nessuno scriverà mai la biografia. Professore emerito della materia più ostica e meno praticata: prendersi cura di qualcuno o qualcosa che non sia sempre e soltanto se stessi.
CONCLUSO IL DOPOSCUOLA
Da ottobre a maggio la parrocchia ha organizzato il doposcuola per tutti i ragazzi delle elementari e dei primi anni delle medie che cercano un ambiente sereno dove studiare anche con l’aiuto di adulti preparati e generosi, capaci di guidare i piccoli nella comprensione della lingua italiana e nelle attività culturali di base. In questa settimana c’è stato l’ultimo incontro.
Ci sarà ancora una festa, ma già fin d’ora desidero ringraziare i molti volontari (mi pare che superiamo i 40) per il tempo dedicato all’insegnamento e i coniugi Ticozzi per l’organizzazione e la conduzione di tutta la complessa struttura.
Il Signore Gesù benedica tutti.
GIÀ FINITO L’ENTUSIASMO?
Qui parlo della quinta elementare che il 25 aprile ha fatto la prima Comunione e la domenica seguente è stata presente alla Messa delle 9.00 con la veste bianca. In questa domenica, il 13 maggio, mi è sembrato che un passo in più si sarebbe potuto fare.
Insomma: non credo ci siano state grandi code verso Jesolo. Guardo volentieri al bicchiere mezzo pieno di alcuni ragazzi di quinta che fin qui, tutte le sere, sono venuti al fioretto e durante l’anno non hanno praticamente mai perduto la Messa.
Ringrazio moltissimo i loro genitori per la testimonianza di fede. Quanto mi piacerebbe che anche gli altri potessero trovare lo stesso conforto nel rapporto col Signore Gesù.