“Sono troppo giovane per fare cose troppo grandi”!

Ricordo di aver letto che l’abitudine è un nemico sempre in agguato, pronto a svuotare di contenuto anche i segni più sacri e più sublimi, riducendoli a dei banali gusci vuoti.

Un gesto umile, quale può essere un bacio pulito e casto, più esprimere il sentimento più alto e nobile qual è quello dell’amore umano. Se però quel bacio diventa una pura formalità o lo strumento per provare solamente una sensazione gradevole scade della sua sacralità per ridursi a qualcosa di banale ed insignificante.

Se tutto questo vale per gli aspetti del sentimento, dei rapporti umani, a maggior ragione l’abitudine diventa un nemico insidioso e pericolosissimo per quanto concerne i riti religiosi ai quali si rifanno i più grandi misteri cristiani.

I riti di culto sono estremamente ridotti all’essenziale e quindi quasi disincarnati e riassuntivi e soprattutto sono ripetitivi e perciò il pericolo che non veicolino più ricchezza umana e spirituale è veramente estremo.

Talvolta mi capita di vedere alla televisione riti suntuosi celebrati nelle cattedrali in cui pare emergere forte il senso del mistero e del divino, ma quando invece la celebrazione e spoglia di ogni suntuosità e la cornice è estremamente povera, quale può essere quella della mia povera cappella cimiteriale, viene a mancare anche lo sfondo che dà suggestione!

Tutte queste carenze possono essere supplite solamente dalla fede e dalla tensione interiore del celebrante, dalla proprietà delle vesti e dell’ornato e dalla capacità appunto del sacerdote di trasmettere alla comunità degli oranti la ricchezza e la sublimità del mistero che si sta celebrando.

Quando penso a questa responsabilità, a tale compito, mi sento impaurito, angosciato ed indignato sapendo che le mie parole ed i miei gesti debbono almeno far intuire che in quel momento e in quel luogo avvengono cose sacre e sublimi!

Come capisco Geremia il quale dice al Signore: “Sono troppo giovane per fare cose troppo grandi, almeno il tuo angelo bruci con il carbone ardente le mie labbra perché possano dire le tue parole, Signore!”

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