La memoria dei religiosi

Io mi occupo del Camposanto da una vita. Le cose sono andate così. Un giorno di più di mezzo secolo fa, entrato per caso nella cappella costruita nell’ottocento assieme al primo recinto del nostro Camposanto su disposizione di Napoleone che giustamente volle i cimiteri lontani dalle chiese e dagli agglomerati civili, notai lo stato di abbandono totale in cui si trovava. Morto don Cortivo, che vi aveva officiato per qualche anno la Santa Messa, nessuno aveva più pensato a questa piccola cappella caduta in totale abbandono. Chiesi il permesso a Monsignor Da Villa, che era il mio parroco, di occuparmene perché quell’edificio sacro ritornasse a essere dignitoso e praticabile. Con il tempo mi sono talmente affezionato a quella chiesa e al Camposanto che da quando sono diventato un sacerdote pensionato me ne occupo a tempo pieno. Parto da questa premessa per giustificare il motivo della mia riflessione. Intorno al 1987 don Pace mi fece osservare che, mentre nel passato in cimitero c’era un “campo” riservato ai sacerdoti e alle religiose, in quegli anni per carenza di spazio lo avevano tolto per cui da allora i religiosi venivano sepolti un po’ in tutti “i campi”. Questo fatto non è di certo una cosa tragica ma a quel tempo c’era ancora la convinzione che i resti mortali delle persone consacrate dovessero riposare in un luogo riservato solo a loro.

Partendo dal suggerimento di don Pace promossi una colletta tra preti frati e suore, raccolsi nove milioni di vecchie lire e feci costruire, sulla collinetta accanto al monumento dei soldati austriaci caduti nella Prima Guerra Mondiale, una tomba molto capiente ove custodire i resti mortali dei religiosi e, ora che va di moda, anche le loro ceneri. Su questa collinetta fa bella mostra di sé una croce particolare progettata dall’architetto Renzo Chinellato. Ora però purtroppo avverto un certo senso di colpa per non aver curato più di tanto questa tomba che nella sua semplicità è certamente dignitosa ma di cui temo che né i preti, né i frati, né le suore né tantomeno i fedeli conoscano l’esistenza. Mi sono perciò riproposto di intervenire con “qualche segno” che evidenzi il luogo che custodisce i resti mortali di chi ha tentato di dedicare interamente la propria vita ai “figli di Dio” di questa nostra città e, passandovi davanti, li ricordi con una preghiera. Il mio Angelo Custode però, con discrezione e delicatezza, mi ha fatto osservare: “Non è che ora hai deciso di occuparti di questa tomba perché presto diventerà anche la tua dimora per sempre?”. Il mio Angelo Custode è saggio e onesto e devo ammettere che non ha tutti i torti ma piuttosto che le mie ceneri vadano disperse nel giardinetto del piazzale preferirei che riposassero sotto la croce della collinetta.

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