Ho sempre affermato, e chi mi legge da più di sessant’anni lo ha potuto verificare, che a me piacciono le persone che escono allo scoperto, che prendono posizione apertamente e che dicono “pane al pane”. Se poi lo dicono con coraggio, con franchezza, in maniera incisiva e senza peli sulla lingua mi piacciono ancora di più. Chi si compromette per un’idea in cui crede, anche se quell’idea è antitetica a quello che io credo sia giusto, ha tutta la mia stima. Forse per questa mia scelta e per questo mio modo di affrontare i problemi, la mia “carriera” ecclesiastica è stata molto modesta, anzi più che modesta, però non rimpiango nulla e sono sempre stato contento di pagare il prezzo, per quanto salato esso fosse, pur di esercitare la mia libertà di pensiero e di parola. Penso poi che tutti i miei fratelli abbiano, chi più chi meno, la mia stessa convinzione ma con don Roberto, il più piccolo tra di noi che fa il mio stesso “mestiere”, ho più spesso l’occasione di trovarmi sulla stessa lunghezza d’onda in merito ai problemi che la società fa emergere. Nell’ultimo numero di Proposta, il periodico della comunità di Chirignago, don Roberto ha scritto, con quello stile brillante che gli è proprio, il “pezzo” che proprio non riesco a non offrire ai lettori de “L’incontro”. Eccovelo… :
“Premetto che ho il massimo rispetto per chi è omosessuale e che perciò non mi permetto, neanche lontanamente di giudicare e meno che mai di condannare. Ma devo fare un applauso al nostro nuovo sindaco. Per due motivi. Il primo: se uno viene eletto dal popolo con un programma e poi lo mette in pratica, o cerca di farlo è solo un galantuomo. Brugnaro aveva dichiarato guerra, in campagna elettorale ai libretti che per comodità chiameremo “genders” che si stavano diffondendo nelle scuole e coerentemente li ha vietati. Se si voleva il contrario bisognava votare Casson, Ma Casson non è stato eletto e Brugnaro fa benissimo a mantenere le promesse. Il secondo: è riuscito ad irritare il mostriciattolo inglese, al secolo Elton John, il “rospo”, che di suo crede di essere il padreterno, anzi, di più. Mi sono sempre domandato perché e come mai tutto il mondo si è inchinato e si inchina davanti ad un personaggio del genere. Non me ne intendo, ma anche se fosse un ottimo musicista questo non gli darebbe titolo per considerarsi il maestro del mondo intero. Così pieno di sé che non accetta critiche o pensieri diversi dal suo: ricordate la polemica con Dolce e Gabbana a proposito dei figli da adottare o meno? Bene. Si è fatto il fegato grosso, ha definito il nostro sindaco un contadino. Ma lo zotico è lui. Le sue offese? Fossi Brugnaro ne andrei fiero, e le terrei come un titolo nobiliare”.
don Roberto Trevisiol
Io aggiungo che non so se nel programma elettorale di Brugnaro vi fossero anche lo sfratto o per lo meno un controllo a vista dei centri sociali; una posizione decisa nei riguardi dei vari sindacati per far capire, una volta per tutte, ai loro iscritti che oltre al diritto di protestare hanno anche il dovere di lavorare; il rifiuto di ogni complesso di inferiorità nei riguardi delle signore da salotto; una posizione ferma nei riguardi dei vari comitati che a Venezia sorgono come funghi; un occhio vigile nei confronti del popolo dei dipendenti comunali e del continente dei dipendenti delle società partecipate e infine se ha previsto di ricordare ai veneziani che non si può vivere della gloria della Serenissima ma è indispensabile il lavoro di tutti coloro che abitano la città insulare e in terraferma ma, se tutto questo non fosse nel suo programma, sarebbe opportuno che ve lo inserisse al più presto.