La Fondazione sta studiando come utilizzare il Don Vecchi 6, la nuova struttura degli Arzeroni che ormai è giunta al tetto, struttura destinata a dare una risposta alle criticità abitative. Dei nuovi sessantacinque alloggi, quindici si era ipotizzato di destinarli ai congiunti degli ammalati, provenienti da altre città, ricoverati negli ospedali mestrini. Questo progetto è nato più di vent’anni fa sotto il nome “Il Samaritano”. A quel tempo vi erano molti ammalati che dall’Italia meridionale venivano a Mestre per farsi operare dal prof. Rama e quindi il problema era quanto mai sentito.
Sapevo dell’esistenza di questa esigenza anche in altre città ma la goccia che mi ha spinto a questa scelta impegnativa fu un episodio di carattere familiare. Un mio nipote, nato con una malformazione cardiaca, dovette subire un intervento chirurgico a Milano e mia sorella che lo accompagnò in ospedale, dovendo trattenersi per qualche giorno, cercò un luogo dal costo contenuto. Seguendo il consiglio di una persona che la prese troppo alla lettera si ritrovò in un asilo notturno dove trascorse una notte da incubo fra i barboni. Mi detti tanto da fare che Cacciari mi affidò diecimila metri quadrati di un’area a ridosso dell’Ospedale dell’Angelo, sennonché il progetto di cura protonica, destinato a fornire terapie agli ammalati provenienti anche da altre regioni dell’Italia Settentrionale, finì nel nulla e l’Angelo, che doveva diventare un ospedale di eccellenza, non decollò.
Nell’attesa di realizzare il progetto, l’appartamento di Via Girolamo Miani con dieci posti letto più soggiorno e cucinotto, grazie ad alcune donne semplicemente meravigliose che lo condussero con stile più che familiare, per vent’anni funzionò egregiamente ad un costo di dieci euro a notte come casa di ospitalità che denominai “Foyer San Benedetto”. Ora esso pare più che sufficiente a rispondere alle esigenze attuali perciò la Fondazione mi ha affidato l’incarico di verificare se le quindici stanze della nuova struttura, destinate a questo scopo, sono ancora necessarie. Qualche giorno fa, per scrupolo di coscienza, mi sono recato a visitare il “Foyer” e, a parte le scale che mi sono sembrate come quelle del Campanile di San Marco, cosa di cui vent’anni fa non mi ero accorto, ho trovato l’ambiente pulito, ordinato, profumato di casa e soprattutto ho incontrato Teresa, la giovane donna che ora lo gestisce e che illumina la casa di freschezza e di umanità. Non solo non sono rimasto deluso ma sono ancora entusiasta di questa mia creatura.