Moltissimi anni fa ho letto, non so più dove, un articolo di un famoso scrittore fiorentino: Piero Bargellini. Ho conosciuto e letto con tanta ammirazione gli scritti di questo autore cattolico durante la mia adolescenza. Bargellini mi piaceva non solamente perché affrontava tematiche che mi erano quanto mai care durante i miei primi anni di liceo, trascorsi in seminario per prepararmi al sacerdozio, ma anche per il suo stile fresco, scorrevole, pieno di incanto e di poesia. A mio parere Bargellini ha attinto alla sorgente del Poverello di Assisi per la sua lettura degli eventi e al Beato Angelico nel dare soavità ai suoi scritti.
Ricordo un pezzo, letto non so più dove, che aveva come titolo “Le vecchine delle nostre Chiese” e con il quale Bargellini ha tratteggiato, con la tecnica di un delicatissimo acquarello, le vecchie signore tanto devote che normalmente frequentavano le nostre Chiese. Lo scritto di Bargellini ha fatto emergere dai miei ricordi i volti e i comportamenti di quelle vecchiette in scialle nero, sempre presenti ad ogni triduo e ad ogni novena, intente talora ad accendere una candela davanti al Santo preferito, talaltra a far scorrere tra le dita i grani del rosario, confidenti affettuose del parroco e talvolta scandalizzate dal modo di vestire e di comportarsi delle ragazze del loro tempo.
Anch’io, in tutte le chiese in cui ho prestato il mio servizio, ho conosciuto queste devote che non mancavano mai alle Messe feriali, al rosario e ai sacri riti e che talvolta ho avuto l’impudenza di definire bigotte. Ora però, che almeno nella mia “cattedrale tra i cipressi”, un po’ alla volta esse sono venute meno e che mi ritrovo a celebrare i funerali spesso con la presenza dei soli parenti dei defunti invitati a partecipare al rito di suffragio con lettera personale, rimpiango queste care anziane, che ne sapevano poco di teologia, ma conoscevano però quasi tutto di Gesù, della Madonna, di Santa Rita, di Sant’Antonio e di Padre Pio; senza di loro la chiesa mi pare più vuota, più solitaria e meno viva, tanto che ho deciso di fare un appello alle mie coetanee: “Non lasciatemi solo ma restatemi accanto “vecchine” care, almeno noi vecchi rimaniamo accanto al Signore”.