Qualche giorno fa due docenti dell’università di Padova hanno accompagnato a visitare il Don Vecchi una cinquantina di universitari sia italiani che stranieri. Noi non abbiamo mai pensato di brevettare “la formula del Don Vecchi” anzi, convinti che rappresenti una soluzione valida sia per la terza che per la quarta età, abbiamo tentato di reclamizzarla con ogni mezzo nella speranza che possa offrire una vecchiaia più serena e dignitosa ai tantissimi anziani che si trovano in difficoltà.
Qualche anno fa ho capito che nel nostro tempo una delle scommesse da vincere è quella di tentare di risolvere il problema della moltitudine di anziani che affollano soprattutto gli stati della vecchia Europa. La visita degli universitari è stata l’ultimo segno dell’interesse che ha destato in Italia “la formula del Don Vecchi”. Qualche anno fa sono venuti a farci visita anche tecnici dell’Emilia Romagna, regioni notoriamente all’avanguardia a livello di servizi sociali. Non sono mancate neppure le visite di operatori, sia milanesi che torinesi, per non parlare di quelle dei comuni delle Tre Venezie, cito a memoria le ultime: Musile, Marcon, Mogliano, Tambre d’Alpago, Cortina, Eraclea, Pieve di Cadore ecc. Si è mosso anche il mondo dell’imprenditoria privata che però si è anche ritirato molto velocemente percependo immediatamente che nella nostra formula è assolutamente escluso il profitto.
Una volta tanto siamo stati innovatori anche nel mondo religioso perché da noi il business è escluso! Quello però che più mi sorprende è constatare come il mondo delle diocesi e delle parrocchie, anche della nostra città, sia rimasto assolutamente indifferente come se la nostra fosse un’iniziativa squisitamente marginale e non riguardi la pastorale. Sono tentato di pensare che queste realtà, per quanto riguarda la solidarietà, siano rimaste al pacco natalizio o all’armadio del povero! Ossia se non sono rimaste all’età della pietra, certamente, non si sono spinte molto più in là della beneficenza dell’Ottocento!