Ai lettori de “L’Incontro” (e del diario)

Ho confidato più volte agli amici che il mio è un diario per modo di dire perché scrivo quando ho tempo e quando mi pare d’avere qualcosa da dire ai miei concittadini. Oggi ad esempio è il nove ottobre e, dai conti che ho fatto, questa pagina dovrebbe uscire domenica 28 dicembre 2014.

Con questo numero ho deciso di mettere la parola “fine” su questa bella avventura che è durata dieci anni.

Stampiamo ogni settimana cinquemila copie de “L’Incontro”, il mio consulente digitale mi assicura che sono perlomeno diecimila i lettori del settimanale stampato in internet, lo staff redazionale, pur piccolo, è efficiente e affiatato, l’équipe dei tipografi è quanto mai valido e la rete di diffusione (che conta più di 60 punti di distribuzione dove è reperibile il periodico fin dal lunedì precedente il numero che porta il giornale) è quanto mai agguerrita. Nonostante la crisi dei periodici, il nostro va più che bene.

Affermato tutto questo, io però vi devo ancora annunciare che ho deciso di chiudere col settimanale. Sono vecchio, fra un paio di mesi compirò ottantasei anni e veramente non ce la faccio più!

Ricordate che qualche anno fa, nel presentare il volume annuale, vi scrivevo che avevo davanti a me due grandi esempi che offrivano due soluzioni opposte per la vecchiaia: quella di Papa Vojtyla, che decise di rimanere al suo posto nonostante tutto, fino all’ultimo respiro, e quella di Reagan, che sentendo avvicinarsi la fine, si accomiatò dalla nazione per attendere in silenzio la fine. Io non sapevo quale delle due soluzioni era più opportuno che imboccassi.

Quasi un paio di anni fa me ne se ne presentò una terza, quella di Papa Ratzinger, che avvertendo il peso e le nebbie della vecchiaia, con un atto insolito ma coraggioso per un Papa, si dimise. Ben s’intende che cito questi esempi di personaggi illustri; io sono mille miglia al di sotto del loro livello, però l’avviarsi alla fine è come per tutti.

Già qualche tempo fa vi dissi che mi riproponevo di dedicare la mattinata alla cura della mia cara “cattedrale tra i cipressi” per leggere, pregare e incontrare chi avesse bisogno di me, e il pomeriggio per incontrare, confortare e sorreggere i miei coinquilini dei Centri don Vecchi. I residenti dei cinque Centri sono ormai mezzo migliaio, molti dei quali sono attualmente più vecchi e più fragili di quanto non sia io attualmente.

Spero che questa non sia una fuga, perché desidero tanto che “la morte mi incontri vivo”, come confidava tanti anni fa un mio amico colpito dal cancro.

Tuttavia Giusto Cavinato, della redazione del periodico, giustamente mi fa notare che gli pare un peccato lasciar andare un’impresa così promettente ed amata dai nostri concittadini. Quindi, pur rimanendo fermo nella mia decisione, qualora mi si chiedesse un qualcosa che ancora possa e riesca a fare, di certo non mi tirerò indietro. Essendo però possibile che questo sia l’ultimo incontro, vi saluto con affetto, vi chiedo scusa per la mia irruenza e vi auguro buon anno.

09.10.2014

vostro don Armando Trevisiol

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