Un tempo era comunemente conosciuto tra i preti un manuale, di cui purtroppo non conosco il titolo, che offriva un ampio commento sulle virtù e sui vizi. Ricordo che alla voce “gelosia” si diceva che la gelosia rappresenta la deformazione della nobilissima virtù dell’amore. Quando però la gelosia diventa un sentimento forte e morboso può diventare un vero peccato perché rappresenta una volontà di possesso esasperato, mancanza di fiducia nell’altro e quindi tende a limitare e condizionare la libertà della persona amata, libertà che è una prerogativa sacra di ogni persona.
Condivido appieno la definizione e pure il commento di questa imperfezione ed impoverimento della virtù dell’amore che è uno degli aspetti più nobili e più alti di ogni persona. Queste vecchie reminiscenze dei miei studi di morale e di ascetica mi sono ritornate a galla durante il periodo delle ferie estive e specialmente durante le domeniche un po’ prima e un po’ dopo il ferragosto. Tante volte ho scritto che la gente che frequenta l’eucarestia domenicale nella mia “cattedrale tra i cipressi” è il dono più bello che il Signore, che con me è sempre stato molto generoso, mi ha fatto negli anni della mia vecchiaia.
Amavo tanto i fedeli che partecipavano alla messa anche quando anni fa celebravo all’aperto sul cosiddetto “Altare della patria”, ma allora i presenti erano dispersi tra le tombe in un’area molto vasta, per cui spesso li vedevo solo da lontano, ora invece li ho tutti raccolti e vicini per cui il rapporto è molto più intimo. Naturalmente la chiesa è sempre gremita, non c’è mai una sedia libera. Tutti cantano, tanto che sono più contento di sentire la voce appassionata della mia gente che ascoltare il coro della Fenice; tutti, o quasi, si accostano alla comunione; tutti, mi pare, hanno un senso di cordialità e di amicizia con i loro vicini, tanto che il vocio prima della messa mi pare fin troppo intimo ma, iniziato il sacro rito, non si sente volare una mosca. Questa mia gente mi è così cara, così tanto sono loro affezionato, che mi pare sia perfino la più bella e la più simpatica assemblea eucaristica della mia città.
Ritorno ora sul discorso della gelosia. Date queste premesse, durante le domeniche estive talvolta ho notato qualche sedia vuota e che mancava all’incontro col Signore qualche volto noto e amato. Allora “confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli” che talvolta mi sono sentito geloso perché vorrei incontrare tutti, proprio tutti i volti cari dei fratelli e quando per qualche tempo non li vedo, me ne rammarico e sarei tentato di stare perfino male.
Spero che, come il buon Dio, anche la mia gente mi perdoni questo peccato che però spero sia veniale.
19.08.2014