Ieri mattina, mentre attendevo l’orario per la celebrazione della messa, m’ha raggiunto, nella sagrestia della mia amata chiesa, una giovane signora. La invitai a sedersi e a dirmi i nomi dei suoi defunti da ricordare. Si trattava invece d’altro. Sua madre, che vive sola nonostante i suoi novantun anni, ha letto su “L’Incontro” dell’apertura del “don Vecchi 5” agli Arzeroni.
Capii subito che la figliola si sentiva estremamente imbarazzata pensando che le dicessi: «Perché non se la porta a casa sua?» e perciò disse subito: «Don Armando, io abito in un guscio di appartamento, ma soprattutto mia madre non verrebbe mai da me perché ama la sua indipendenza e poi non vuole essermi di peso». Continuò raccontandomi che sua madre era ancora totalmente autosufficiente, ma si sentiva sola nel grande condominio nonostante lei andasse a trovarla tutti i giorni e non le passavano mai le ore. Aveva letto su “L’Incontro” uno dei miei innumerevoli interventi a proposito dei nuovi 65 alloggi per chi è in perdita di autonomia e perciò aveva timidamente accennato di averne uno per un’eventuale domanda. Quindi la figlia voleva avere informazioni su come si svolge la vita all’interno di questa struttura, quanto si pagasse ed altro ancora.
Mentre mi parlava, questa cara figliola che ama veramente sua madre, s’é commossa da un lato pensando, con i vecchi schemi mentali, di mettere “in ricovero” sua madre, e dall’altro temendo forse che io pensassi che volesse sbarazzarsi di sua madre.
Le spiegai la dottrina dei nostri Centri, assolutamente convinto che dopo un momento di smarrimento per il cambio dell’ambiente, di certo sua madre si sarebbe trovata bene perché all’assoluta sua autonomia si sarebbe aggiunta la possibilità di incontrare la gente di questo “piccolo borgo” e nel contempo avrebbe goduto la bellezza e la comodità di questo grande albergo quanto mai signorile, che le poteva offrire passeggiate come si trovasse alle Bahamas d’inverno e a Cortina d’Ampezzo d’estate. Le dissi pure che, fatti quattro conti, avrebbe speso molto meno al “don Vecchi” che nel suo attuale appartamento.
Mentre parlavo mi ritornava alla memoria un episodio simile di alcuni anni fa. Due fratelli mi presentarono la domanda della loro madre che per motivi particolari non poteva più rimanere con la figlia. Lessi il certificato medico e, sfrontatamente, dissi loro: «Con tutte queste patologie vostra madre non può che presentarsi alle porte del cielo». La presentarono lo stesso. In realtà è ancora viva e pur con i suoi 96 anni è perfin troppo vegeta.
Conclusi: «Signora, faccia la domanda sperando che i miei collaboratori non frappongano ostacoli che si dimostrano sempre fasulli».
Mentre la signora se ne andava un po’ consolata, le dissi: «Ma mi conosce?» «Sono stata sua allieva alle magistrali e dopo quarant’anni di insegnamento ora sono in pensione». Fui doppiamente contento.
18.08.2014