A me pare di essere assolutamente cosciente dei miei limiti. Spero quindi che i miei amici mi permettano una confidenza e possano credermi. Per tutta la vita ho sempre sofferto perché mi è parso che mi si chiedesse qualcosa che superava le mie capacità. Anche ora nei miei sogni notturni spesso mi scopro angosciato perché mi pare di trovarmi in situazioni superiori alle mie forze.
Faccio questa premessa per confidare che la stesura di questo diario mi pesa sempre di più e, pur ricevendo fortunatamente molti consensi e molte approvazioni – che penso siano frutto più della bontà della gente che dei miei meriti – mi sono fissato, come termine della direzione del periodico, la fine di dicembre 2014. A tale data consegnerò la testata alla Fondazione Carpinetum qualora credesse opportuno darle un seguito.
Il mio odierno intervento mi viene dal fatto che gli amici più cari, talvolta sorridendo, mi interrogano sulla data della stesura di questa cronaca giornaliera che, normalmente, io scrivo un paio di mesi prima della sua uscita. Per uscire da questo equivoco voglio far presente che ogni giorno del mio “diario” riporta la data del giorno in cui fu redatto e perciò ogni lettore può incorniciare le mie considerazioni su quella data per capire meglio la mia lettura dei fatti e le mie reazioni agli eventi.
Devo poi aggiungere che le mie riflessioni sono più legate al contenuto che alla data e perciò dovranno essere valutate soprattutto in rapporto alla sostanza del discorso. Sono giunto a queste determinazioni un po’ perché butto giù le mie riflessioni quando ho tempo ed un po’ perché se mi trovassi a ridosso dell’uscita del periodico mi sentirei quasi paralizzato dall’urgenza e finirei per offrire un prodotto ancora più povero.
Col passare dei mesi forse per giustificarmi delle riflessioni che si rifanno ad eventi già datati, ho finito per vedere in questa scelta un potenziale vantaggio, cioè la capacità del discorso di andare oltre la contingenza dell’atmosfera dell’evento.
Per spiegarmi meglio vorrei fare un esempio: se un giorno sento il bisogno di fare in anticipo un discorso che prima o poi va fatto, cioè come e in che modo i discepoli di Gesù sono arrivati a scoprire il Risorto, penso che questo discorso possa valere sia vicino a Pasqua che molti mesi dopo.
Ho conosciuto un vecchio prete veneziano, mio insegnante di storia, persona molto intelligente e anticonformista per antonomasia, il quale comperava ogni giorno il Gazzettino e lo metteva sulla sua scrivania per leggerlo uno o due mesi dopo. Diceva a noi: «Solo così ci si rende conto della differenza che passa tra ciò che è effimero e ciò che invece ha valore». Quell’insegnante che usava questo metodo, comunque si dimostrava persona quanto mai saggia.
Mi auguro che questo metodo che io sono costretto a scegliere mi porti allo stesso risultato.
05.05.2014