Nell’ultimo, fortunatamente breve, soggiorno all’Angelo ho condiviso la bellissima stanza con ogni confort, ben diversa da quelle in cui avevo soggiornato nel vecchio Umberto I°, con due anziani signori.
Il primo di questi colleghi di “sventura” non ho fatto quasi in tempo a conoscerlo, primo perché siamo rimasti insieme poco più di una mezza giornata, secondo perché tra un letto e l’altro esce dalla parete una tenda linda a cannocchiale che divide la stanza in due parti e ti garantisce una privacy quasi completa.
Col secondo però le cose sono andate un po’ meglio anche se la notevole sordità del compagno e quella parziale mia, non hanno reso facile il dialogo.
Il collega era un vecchietto arzillo di 87 anni, mi pare, con un figlio ingegnere ed una figlia affezionatissima al papà che l’ha seguito in quei giorni con tanto amore.
Credo di non fargli torto raccontando la sua storia perché lo faccio solamente per ammirazione.
Richiamato in guerra, il 9 settembre 1943, si trovò la caserma circondata dai tedeschi, i quali lo spedirono in carro bestiame, in cui non riuscivano neanche a sedersi, nella Germania del nord. Pesava 75 chili quando fu internato in un lager e quando fu liberato dai russi, poco più di 30.
Tornato a casa nell’ottobre del ’45, fu assunto alla Sava di Marghera ove lavorò per ben 40 anni; messo in pensione lavorò altri 20 anni “in nero” per costruirsi la casa e far studiare il figlio ingegnere.
Fece il muratore, curò i giardini ed ogni altro lavoro che gli capitava, comperandosi un lotto di 500 metri di terra e costruendovi una casetta ove vive felicemente, con la moglie, curando l’orto, leggendo il Gazzettino, in un rapporto affettuoso e caro con la moglie, figli e nipoti.
Se avessi stima nelle onorificenze chiederei a Napolitano perlomeno il titolo di commendatore per questo cittadino e se fossi il titolare del ministero del lavoro, gli concederei la croce al merito per i 40 anni di lavoro in bianco e più ancora per i 20 in nero.
Questi sono i cittadini probi a cui dobbiamo rispetto e riconoscenza altro che i tanti fannulloni dell’Alitalia e dei relativi sindacati che sono la vergogna del nostro Paese!